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lunedì 1 giugno 2009

Vacuità della politica di Barbara Spinelli

L'illusione di esistere
Non è la prima volta che il presidente del Consiglio s’indigna per il trattamento che gli riservano i magistrati che lo processano, o i giornalisti che indagano sulla spregiudicatezza con cui mescola condotte private e pubbliche. S’indigna a tal punto che le due figure - il magistrato, il giornalista - sono equiparate a quella del delinquente: è avvenuto giovedì all’assemblea della Confesercenti. Le tre categorie sono assimilate a loro volta all’opposizione politica. Le accuse che vengono loro rivolte sono essenzialmente due. Primo, l’offesa al popolo sovrano, al consenso che esso ha dato alle urne e che imperturbato rinnova nei sondaggi. Secondo, la natura pretestuosa di tali attacchi antidemocratici: il primato dato alla forma sulla sostanza, ai problemi finti degli italiani su quelli veri, allo show sulla realtà, al gossip sulla politica del leader.

L’accusa va presa sul serio, perché il premier ha costruito il proprio carisma sulla maestria dello show e non ha concorrenti in materia. In particolare sa abbandonarlo, se serve, e presentare l’avversario come vero manipolatore della società dello spettacolo. Come ha scritto Carlo Galli, «il suo vero potere è sul linguaggio e sull’immaginario»: qui è l’egemonia che dagli Anni 80 esercita sul senso comune degli italiani, e che l’opposizione non ha imparato a scalfire (la Repubblica 25 maggio).
Ma qualcosa si va scheggiando, in questo perfetto potere d’influenza, come accade agli apprendisti stregoni che non dominano più interamente i golem fabbricati.

Il gossip, lo show, il privato che fagocita il pubblico, i problemi veri semplificati fino a divenire non-problemi, dunque falsi problemi: questi i golem, e tutti provengono dalle officine del berlusconismo. Sono la stoffa della sua ascesa, gli ingredienti della sua egemonia culturale in Italia. Quel che succede oggi è una nemesi: il problema finto divora quello vero, show e gossip colpiscono chi li ha messi sul trono. All’estero la condanna è dura. Non da oggi, certo: l’Economist lo giudicò «inadatto a governare» il 28 aprile 2001, sono passati anni e Berlusconi resta forte. Ma lo sguardo esterno stavolta s’accanisce, perché finzioni e non-verità si accumulano.

Il fatto è che nel frattempo il mondo è cambiato, attorno a lui. Berlusconi è figlio di un’epoca di vacuità della politica: il mercato la scavalcava impunemente, ignorando ogni regola; l’imprenditore-speculatore sembrava più lungimirante e realista del politico di professione. Il liberalismo dogmatico regnò per decenni, e Berlusconi fu una sua escrescenza. Ma questo mondo giace oggi davanti a noi, squassato dalla crisi divampata nel 2008. La regola e la norma tornano a essere importanti, il realismo dei boss della finanza è screditato, la domanda di politica cresce. È quel che Fini presagisce: senza dirlo si esercita in toni presidenziali, conscio del prestigio miracolosamente sopravvissuto del Colle. La crisi del 2007-2008 è sfociata in America nella sconfitta di Bush, ma quel che Pierluigi Bersani ha detto in una recente conferenza è verosimile: «Il capitalismo non finisce, ma finisce una fase ad impronta liberista della globalizzazione. E non finisce perché c’è Obama, ma c’è Obama perché finisce».

Questo spiega come mai Berlusconi - a seguito della sentenza Mills che lo indica come corruttore di testimoni e della vicenda Noemi in cui appare come boss che esibisce private sregolatezze fino a sfidare il tabù della minorenne - irrita più che mai chi ci guarda da fuori. Un’irritazione che si accentua di fronte ai troppi nascondimenti della verità: nel caso Mills la verità di sentenze che non sono tutte di assoluzione ma anche di prescrizione o assenza di prove; nel caso Noemi la verità di incontri poco chiari. Non dimentichiamolo: quando si incolpano le bolle, finanziarie o politiche, è di menzogne e sortilegi che si parla.

Quel che finisce, attorno a noi, è la negligenza dell’imperio della legge, della rule of law. Non tramonta solo il dogma del mercato onnisciente ma la figura del sovrano-boss, eletto per stare sopra le leggi, i magistrati, le costituzioni, le istituzioni. La fusione tra il suo interesse-piacere privato e il suo agire pubblico diventa un male non più minore ma maggiore, perché nelle democrazie c’è sete di regole e istituzioni, dopo lo sfascio, e non di favole ottimiste ma di realtà e verità. C’è bisogno di gesti fattivi e antiburocratici come la presenza in Abruzzo o a Napoli sui rifiuti, ma c’è anche bisogno di cose che durino più di una legislatura e non siano bolle. È utile osservare l’America, oggi: l’immenso sforzo pedagogico che sta compiendo Obama, per convincere i cittadini che il breve termine è letale, che la Costituzione e le norme devono durare più dei politici.

Deve poter durare il sistema di checks and balances innanzitutto: l’equilibrio tra poteri egualmente forti e indipendenti. Il presidente americano sta riconquistando l’egemonia della parola, con linguaggio semplice e vera passione pedagogica. Il suo discorso su Guantanamo e terrorismo, il 21 maggio, lo conferma: «Nel nostro sistema di pesi e contrappesi, ci deve essere sempre qualcuno che controlli il controllore. \ Tratterò sempre il Congresso e la giustizia come rami del governo di eguale rango». Berlusconi va oggi controcorrente: all’estero non ha altra sponda se non quella di Putin, figura tipica di politico-boss.

Tuttavia la società italiana gli crede ancora, e questo consenso varrà la pena studiarlo, con la stessa umile immedesimazione mostrata da Obama. Varrà la pena studiare perché gli italiani somigliano tanto ai russi, come se anch’essi avessero alle spalle regimi disastrosi. Perché tanta sfiducia verso le regole, lo Stato, la res publica. Non esiste una congenita debolezza morale degli italiani, e dunque occorre capire come mai la politica è così profondamente sprezzata, il conflitto così radicalmente temuto. La tesi esposta più di vent’anni fa dallo studioso Carlo Marletti è tuttora valida: è vero che da noi esiste un «eccesso di pluralismo e complessità che le istituzioni legali non semplificano» adeguatamente. E che al loro posto si sono installate auto-organizzazioni informali, claniche o familiste, che non sono arcaiche ma si sono adattate alla modernità meglio di altre. Marletti spiega come lo sviluppo industriale si sia mescolato alla criminalità organizzata e come si siano creati, in assenza di uno Stato che semplifichi la complessità, meccanismi di semplificazione sostitutivi, solidaristico-clientelari, «di tipo nero o sommerso» (Marletti, Media e politica, Franco Angeli, 1984).

Berlusconi prometteva questa fuga nella semplificazione deviante, meno ingarbugliata che ai tempi della Dc. Secondo il filosofo Václav Belohradsky, essa è basata sul prevalere dei fini personali o corporativi sui mezzi che sono le norme prescritte a chi vuol realizzare tali fini. Tra i due elementi è saltata ogni coerenza ed è il motivo per cui l’Italia vive nell’anomia sociale, come fosse fuori-legge.

In Italia accade questo: le mete del singolo sono tutto, le norme nulla. La legalità vale per gli altri (i clandestini), non per noi, scrive Carlo Galli. Per noi le leggi sono d’impedimento: quelle italiane e anche quelle dell’Unione Europea, come ha ripetuto Berlusconi alla Confesercenti. L’opposizione potrebbe ripartire da qui: dalle norme pericolosamente sprezzate, dall’Europa che il governo finge di poter aggirare senza rischi, dalla sovranità nazionale che esso finge di possedere, a cominciare dal clima. La commistione privato-pubblico ha condotto a tutto questo, non è solo la storia di un padre, di una moglie mortificata, dei loro figli. I più preveggenti dicono: dopo la crisi il mondo non sarà più eguale. Berlusconi promette di conservarlo: anche questo è bolla, ed è spinta rivoluzionaria che si sta esaurendo. [Barbara Spinelli in La Stampa]


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7 commenti:

Danila ha detto...

Il mio commento è questo: Ho votato SI (sono d'accordo) con Barbara Spinelli. Che figura di cioccolata stiamo facendo con l'Europa Unita? Chi ha ancora il coraggio di votare una persona che si preoccupa solo dei propri interessi, calpestando l'onore ed i diritti del popolo che governa e della sua stessa famiglia?
Ci vuole un'opposizione forte, se non vogliamo cadere in una dittatura disfattista, che viola tutte le etiche civili e morali.

Mario ha detto...

Carissima non è questione di muscoli ma questione di cervello... E non credo proprio che l'opposizione stia dimostrando di averne... E ti prego lascia perdere la buonissima cioccolata (roba da far invidia al nettare degli dei: marca nutella rigorosamente abbondante!)... ;o)

Danila ha detto...

Carissimo Mario, per "forza" non intendevo quella muscolare,ma quella che fa l'unione!! In quanto alla cioccolata, buonissima ma piuttosto indigesta, se vogliamo, ha il grande difetto di somigliare, nel colore, a qualche altra cosa che di buono non ha nulla, anzi, la si.....elimina!!!! Quindi, parlare di "figura di cioccolata" è un divertente eufemismo. L'opposizione dovremmo essere tutti noi, non quella (inesistente) al governo! Tempo fa si era parlato di non votare (forse "ntonia?), ma se non si vota, la maggioranza è di coloro che votano, tutti intrippati per Mister B, e quindi i voti andrebbero ancora una volta a lui! C'è un modo per uscirne? ;O))

'ntonia ha detto...

Cara Danila, è esatto quello che tu affermi, ma a votare poi ci sono andata ed ho seguito il consiglio di mio figlio: " mamma, vota le persone intelligenti ed indipendenti De Magistris e Alfano Sonia" e così ho fatto perchè la motivazione era corretta.
Solo cercando persone "limpide" possiamo uscire da questo buio gelido. Sono appena tornata dall'estero dove mi sono vergognata della mia nazionalità, anche se personalmente mi sento molto cittadina del mondo e potrei anche cambiare nazionalità senza alcun problema, solo un legame mi trattiene e comunque preferisco non riportare le parole ascoltate che, semplicemente ci infangano, identificandoci tutti con un gruppo di persone che manipola e distrugge la vita onesta di tanti.
Ripeto il periodo è buio e gelido, perchè ad elezioni svolte è vero che il PARTITO DI BERLUSCONI non è poi andato così bene, ma nel nostro Nord non c'è da stare allegri.
Il piedistallo del Premier non è più così integro? Qualche crepa si intravede? E' poco? Ci spero... Mi dispiace per quelle minorenni, ma....i genitori dove sono?
Ciao Danila, ma come mai ci sei sempre e solo tu?

Danila ha detto...

Cara "ntonia", parto dalla fine e ti dico come mai ci siamo solo noi due (non solo io!!!). Forse perchè ci troviamo bene nell'interno del blog di Mario? Io credo sia questa la ragione ultima, anche se non mi spiego il motivo per cui tutti quelli che interloquivano prima, ora si sono dileguati (spero solo momentaneamente). Anch'io sono andata a votare, spinta dalla famiglia, e poichè il voto è segreto, posso solo dire che il mio prezioso voto Berlusconi non lo ha avuto!!E ho votato una cara ragazza che si chiama Serena e già il nome mi dava un senso di pace!!! Non so ancora come sia andata, pare che nella provincia di Milano si debba andare al ballottaggio. Non vergognarti di essere italiana, ricordati che Dio ci ama singolarmente, uno per uno, e quindi ci si deve vergognare solo di sé stessi, quando si incorre in azioni o parole che ledono la nostra cristianità. Tutto il resto non conta un fico secco!!! Vai a testa alta, in Italia e all'estero, poiché sono convinta che tu operi e pensi per il bene. Se devo farmi un'idea, me la faccio sulle singole persone, non su una piccola rappresentanza di uno Stato (piccola in tutti i sensi!!). Le minorenni, se hanno genitori privi di morale e interessati al potere, vanno dove vogliono!!!)purtroppo questa è la morale corrente e a sentire certi sacerdoti che, dopo tutto quanto la stampa ha proposto (anche El Paìs spagnolo), non trovano nè scandaloso che il Premier frequenti Noemi, nè tutto il resto, ed infatti l'hanno ancora votato. QUESTO è vergognoso! Quanto di peggio può ancora fare un Primo Ministro, perchè membri della Chiesa gli tolgano gli onori dei...voti?) Ciao cara "ntonia" spero che il dibattito si accenda anche con gli altri utenti di questo blog! ciao a tutti

'ntonia ha detto...

Non è vergogna di essere italiana, non mi interessa alcuna nazionalità.
Non ti fa piacere che all'estero ci identifichino come mafiosi, anche se forse è troppo semplicistica ed irriguardosa come definizione; poi gli albanesi o altri stranieri sopportano ben altro.
Per quanto riguarda l'apparato ecclesiale è "antico e immobile", non segue i tempi ed a mio parere non testimonia la sobrietà di Cristo. Ho apprezzato qualche tempo fa un articolo apparso sul Settimanale della Diocesi di Como, sul reddito e bilancio del nostro Vescovo Diego. Coraggioso e onesto, mi ha fatto piacere passare la notizia in famiglia. Proprio ieri sera ho letto il post di giuly sul tema della Pentecoste: La potenza discreta dello Spirito. Quante verità.... Alcune volte mi chiedo in che cosa consista la mia fede, in che cosa credo.... Ogni volta riparto dall'inizio e semplicemente mi immergo nella lettura e ascolto del Vangelo, è la mia pace anche se interiore,in questo momento mi va bene che sia così. Penso che occorra ripartire da qui con semplicità, intensità, coerenza, coraggio, umiltà, sobrietà.

Danila ha detto...

Quello che scrivi, riguardo all'immagine di mafiosi che abbiamo all'estero, me lo diceva proprio oggi anche mio marito: gli italiani sono conosciuti per la mafia, la pizza, gli spaghetti e il mandolino! Ma non stanno così le cose, la maggior parte degli italiani è onesta, e mangia tortellini o pizsoccheri (dipende dalla regione)e suona la chitarra o il pianoforte. La mia è una battuta,naturalmente, ma torno sempre sul discorso che per il Signore siamo unici ed irripetibili, non un gregge uniforme ed appiattito di gente chiusa in certi schemi. Tu sei unica, così come Mario, Chia, io ed ogni essere umano. Se partiamo da questo concetto, sappiamo che il parere altrui non ci deve toccare, ci basta la certezza di essere amati dal Padre. La Sua Parola è dolce, fonte di pace e serenità. Attingi a quella fonte e sii felice.

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