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venerdì 30 gennaio 2009

Lo spirito immondo uscì dall'uomo, straziandolo e gridando forte!

La prima giornata da Messia!

… è ormai arrivato il tempo della manifestazione pubblica del Messia! Dopo che Gesù è stato battezzato da Giovanni, è tornato in Galilea, dove era cresciuto, e qui annuncia il tema generale della sua predicazione: Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino, convertitevi e affidatevi al Vangelo! Adesso, Marco ci racconta una giornata "tipo" del Messia. Gesù ha chiamato i suoi primi discepoli per farne pescatori di uomini ed inizia a predicare nella sinagoga del paese, dove si scontra subito con lo spirito del male - in un indemoniato… Poi va (a mangiare, immagino!) in casa di Pietro. Ne guarisce la suocera, la quale infatti, liberata dalla febbre, subito si alza "per servirlo". La giornata finisce alla sera tardi, dopo il tramonto, con l'arrivo pressante di tanta gente, e Gesù guarisce ancora numerosi malati, scaccia e zittisce i demoni… Infine, dopo poco sonno, si alza prestissimo e si ritira in luogo deserto per pregare! Ecco la sintesi delle attività significative del messia, simbolicamente raccolte in un sol giorno.

Erano stupiti… perché insegnava loro come uno che ha autorità

Questa impressione di un altro stile di insegnamento, è la prima novità sbalorditiva, che risalta nel suo modo di esprimersi e spiegare la Parola di Dio. Marco non menziona di preciso cosa Gesù dicesse in quel momento: era troppo emozionante e straordinaria l'autorevolezza con la quale parlava. Si vede chiaro dai commenti della gente il frutto di tale stile di insegnamento, che sarà la causa vera della sua rovina! Il primo risultato è questo: Gesù provoca negli ascoltatori una coscienza critica nuova, come se li liberasse dalla soggezione agli insegnamenti ripetitivi e anestetizzanti dei loro scribi e maestri. La gente fa il paragone, ovviamente, e la predicazione di costoro risulta screditata ed esautorata. La Parola di Gesù, invece, tocca corde interiori così vere e sensibili che la verità di ciò che dice diventa evidente e affidabile, e in più, affascinante e coinvolgente, perché ciò che lui dice… si vede subito che viene dal profondo della sua esperienza di un intenso rapporto con Dio e con la gente. È dunque la gente semplice e senza istruzione, con meno pregiudizi in testa, che intuisce per prima chi ha davanti. Sono costoro che in qualche modo rispondono e danno seguito alla proclamazione del Padre al Battesimo, di pochi giorni prima: tu sei il figlio mio, l'amato, in te ho posto il mio compiacimento. Nessuno infatti ha mai parlato così… e ciò che diceva avveniva!

Comanda persino agli spiriti impuri e gli obbediscono!

La gente, già sbalordita per lo stile e l'autorevolezza della sua parola, assiste immediatamente ad un fatto sconcertante. La parola di Gesù (che sarà poi esposta compiutamente nel seguito del vangelo) suscita la reazione violenta di un uomo, che era lì nella sinagoga, in mezzo ai fedeli. La gente sente e vede esplodere in lui lo "spirito immondo" che lo possiede… Allora sembrava normale interpretare come intervento di forze sovrumane una così incontenibile pulsione. Gesù coglie l'occasione per il suo primo "esorcismo", che qui assume dunque un valore programmatico, perché questa sua forza interiore che provoca e scardina le "possessioni diaboliche" dal cuore dell'uomo, lo accompagnerà sempre. Gesù dà per scontato, dunque, che un uomo possa essere interiormente dominato da forze più potenti di lui che lo schiavizzano, da uno "spirito" che può paralizzarne l'autonomia e farlo parlare e agire al suo posto! Un male che imprigiona e violenta l'uomo dal di dentro, costringendolo a fare ciò che non vorrebbe, a vivere una condizione oppressa, che lo riduce a rovinarsi da solo, a regredire lentamente, nei modi più svariati, dalla vita alla morte, facendo male a sé e agli altri… Gesù si rivela subito il "Signore", con forza sicura e determinata: Taci ed esci da costui!" Marco racconterà altri tre esorcismi di persone singole: il geraseno posseduto da uno spirito immondo "plurale": 5,1ss – la figlioletta della donna siro-fenicia: 7,24 - e il ragazzo epilettico che i discepoli non riuscivano a guarire: 9, 14ss. Lo spirito che possiede queste persone è sempre definito "immondo". Per la cultura ebraica è immondo ciò che ha a che fare con la putredine, o comunque il disfacimento della vita, ciò che ha attinenza con la morte… e quindi separa dalla comunione con Dio (il culto) e dalla comunione con gli altri (le relazioni personali e sociali). La loro liberazione avviene tra reazioni violente di urla e convulsioni, a significare la tenacia del male e la fatica a liberarsene. Ma sempre il Signore si impone e libera i possessi dal soffocamento che ne deturpa l'umanità, e tutti tornano capaci di relazioni umane.

Un insegnamento nuovo dato con autorità

Ancora oggi, persino nel nostro modo occidentale tanto secolarizzato, quando la gente non sa spiegare un fenomeno, un problema o un dolore, ricorre a spiegazione magiche, che segnano il riemergere di paure e rimedi che vengono da culture ancestrali, da cui non è facile liberarsi, o da paure inconsce radicate nelle nostre caverne interiori, sulle quali è arduo far luce. Quindi cerchiamo di spiegarle con il malocchio, il destino, il castigo di Dio, gli spiriti malvagi o persino gli oroscopi. Ora, uno degli obiettivi primari del vangelo di Gesù è aiutare la gente a liberarsi da queste paure, che possono diventare incubi paralizzanti. L'arrivo del Regno di Dio significava appunto l'irruzione di un potere più forte, come dirà il Vangelo più avanti: «Nessuno può entrare nella casa di un uomo forte e rapire le sue cose, se prima non avrà legato l'uomo forte; allora ne saccheggerà la casa» (Mc 3,27). L'uomo 'forte' è la metafora del male più forte dell'uomo, che mantiene la gente imprigionata nella paura. Gesù è 'l'uomo più forte ancora', che giunge per legare Satana, il principe del male, e rapirgli l'umanità prigioniera della paura. Ecco perché è così coinvolgente e commovente l'impatto sulla gente di questo nuovo modo di "insegnare". Non dice soltanto che bisogna liberarsi dal male che è dentro di noi (convertitevi e credete nel vangelo!) ma fa ciò che annuncia. E alla sua parola il male esce dall'uomo! «Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono!» (Mc 1,27). Uno degli scontri più duri con gli scribi è proprio il suo evidente potere sui demoni. Non potendo negarlo, si arrampicano sui vetri dell'assurdo: «È posseduto da Belzebù! E scaccia i demoni per mezzo del principe dei demoni!» (Mc 3,22). Ma il suo vero obiettivo è liberare l'uomo dalla paura. Sarà infatti proprio questo il primo "potere" affidato da Gesù gli apostoli mandati in missione: «Dette loro potere sugli spiriti immondi» (Mc 6,7). Come è anche il primo segno messianico che caratterizza l'annuncio del Vangelo: «I segnali che accompagneranno coloro che credono sono questi: nel mio nome scacceranno i demoni…(Mc 16,17). Nel vangelo di Marco è un ritornello che torna innumerevoli volte, come segno immediato della comparsa di Gesù: scacciava i demoni! I quali lo individuano come loro rovina! Con la sua parola, i suoi gesti, la sua presenza… dovunque arriva, l'uomo oppresso respira, si libera! Ovviamente in quella società era culturalmente più evidente che la paura e l'oppressione delle potenze diaboliche opprimeva la gente come un incubo e gli avvelenava la vita togliendo la pace e la serenità! Ma è una situazione dolorosa che perdura, purtroppo anche oggi, presso tanti cristiani, che predicano la paura del demonio e del suo retaggio che è l'inferno, come fosse ancora tanto potente da ricattarci e dominarci! Così rendono inutile la venuta di Gesù a liberarcene. Come se le cause della schiavitù dell'uomo non fossero invece l'avvelenamento di falsi miraggi che questa società inocula subdolamente in tutti. Come se Gesù non ci avesse "annunciato" dove stanno realmente le cause della disperazione dell'uomo – e non ci avesse "liberato dalla paura" di queste potenze malefiche. Diceva Teresa d'Avila:

Sapete quando i demoni ci fanno spavento? Quando ci angustiamo con le sollecitudini per gli onori, per i piaceri e per le ricchezze del mondo. Allora noi, amando e cercando quello che dovremmo aborrire, mettiamo nelle loro mani le armi con cui potremmo difenderci e li induciamo a combatterci con nostro immenso pregiudizio. Fa compassione pensarlo, perché basterebbe stringerci alla croce e disprezzare ogni cosa per amor di Dio, giacché il demonio fugge da queste pratiche, più che noi dalla peste. Amico della menzogna, e menzogna lui stesso, il demonio non va mai d'accordo con chi cammina nella verità. … Per conto mio, ho più paura di chi ha tanta paura del demonio che non del demonio stesso, perché lui non mi può far nulla, mentre costoro, specialmente se confessori, gettano l'anima nell'inquietudine: per causa loro ho passato diversi anni in così gravi travagli che ancora mi meraviglio d'esser riuscita a sopportarli. - Sia benedetto il Signore che mi ha prestato il suo valido aiuto! (V 25,21s)

Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!

Il "santo di Dio" è il contrario dello' "spirito immondo". È colui che mette in comunione, rimette in comunicazione con la vita, anzitutto, cioè reintegra il tessuto vitale della dinamica del corpo, del cuore, dell'intelligenza e delle relazioni fondamentali di una persona. L'uomo, liberato dall'incubo che lo paralizza, ridiventa capace di libertà e di amore. Perché è arrivata una presenza di Dio radicata nella carne della storia, ma insieme non distruttiva della umanità, che anzi è assunta come espressione storica autentica del progetto di Dio, nel suo stesso figlio!. Nasce la possibilità della laicità, cioè di una intensa coscienza della propria "umiltà" (terrestrità precaria e contingente). Laicità, che domanda una distanza dal Dio onnivoro dell'onnipotenza: «Che io non oda più la voce del Signore, mio Dio, e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia» Dio in Gesù è visibile e usufruibile, ma "serve", non uccide l'uomo e la sua libertà. Anzi lascia spazio ai profeti e ai mistici, se vogliamo ascoltarli, perché continuino a ricordare agli uomini e alle loro istituzioni la loro inadeguatezza a risolvere i problemi di senso dell'uomo e della sua avventura sulla terra. A prevenirli dal pericolo di imprigionarsi ancora nella paura. Gesù è la fine di ogni pretesa teocratica e di ogni presunzione di monopolio magico della verità o di dio stesso. La verità d'ora in poi ha diritto di ascolto solo se è legata alla radicale disponibilità di donare la propria vita. Perché solo a questa condizione non è un'ideologia, ma annuncio efficace e liberante.

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